Mancini avvia rivoluzione Italia "ora tempo e pazienza"

Mancini avvia rivoluzione Italia "ora tempo e pazienza"

Tante novità contro la Germania: il ct, ma ci sarà da soffrire

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  • Tante novità contro la Germania: il ct, ma ci sarà da soffrire
  • Voglia di ripartire. Dopo la pesante sconfitta con l'Argentina l'Italia punta a rilanciarsi domani sera contro la Germania a Bologna (diretta su Rai1 alle 20,45, venduti 21.000 biglietti sui 27.000 di capienza), prima delle quattro gare di Nations League in calendario entro metà giugno. Roberto Mancini ha annunciato una rivoluzione: ''Quanti cambi farò rispetto a mercoledì? Anche 20 su 20'' ha detto il ct. Vuoi per le tante importanti defezioni, vuoi per le condizioni non ottimali di alcuni titolari contro Messi e compagni (da Bonucci a Belotti) la formazione iniziale dovrebbe vedere solo la riconferma di Donnarumma, mentre in difesa la coppia di centrali sarà formata da Acerbi e Bastoni, esterni Florenzi e Spinazzola, in mediana Pellegrini, Cristante e Tonali, in avanti Politano e Pellegrini a sostegno di Scamacca. ''Nel calcio per vincere bisogna fare gol'' ha ricordato Mancini sollevando il problema che sta affliggendo la Nazionale rimasta all'asciutto in tre delle ultime quattro partite compresa quella persa con la Macedonia a marzo, costata l'accesso al Mondiale. "Abbiamo solo Belotti e Immobile che hanno dato tanto e ora non stanno bene fisicamente, poi c'è poco - ha ammesso - C'è Scamacca che ha segnato nell'ultimo campionato ma ha fatto poche partite a livello internazionale e questo pesa. Bisogna dare ai giovani la chance di giocare e acquisire esperienza. La speranza è che chi gioca in B possa farlo presto nella massima serie. Se mi aspetto maggiore aiuto da parte dei club? Se ci sarà bene, sennò, come già fatto 4 anni fa, troveremo delle soluzioni da soli''. Rispetto a quando ha assunto l'incarico alla guida dell'Italia - domani, nello stadio dove ha esordito neppure diciassettenne in Serie A, centrerà il traguardo delle 50 panchine azzurre - il compito appare più faticoso: ''La strada s'annuncia più in salita. Quattro anni fa c'erano giocatori che non avevano mai giocato assieme ma una volta assemblati con un'idea si sono rivelati straordinari. Ora non tutti i calciatori che abbiano giocano in A e hanno pochissima esperienza internazionale. Serviranno quindi un po'' di tempo e pazienza. Contro l'Argentina abbiamo pagato l'assenza per infortunio di tanti giocatori, i nostri avversari stavano meglio, erano più freschi, ma negli ultimi tre anni e mezzo forse è l'unica volta in cui abbiamo trovato una squadra che ci ha messo sotto. Ci vuole tempo - ha ribadito il ct - Non ci inventiamo i giocatori e sappiamo che ci sarà da soffrire. Ma dobbiamo e vogliamo ripartire e ritrovare la magia dell'Europeo. Nuovo ciclo a settembre? No, adesso. E molti di quei giocatori che hanno dovuto lasciarci perché sfatti fisicamente, hanno dato tanto in questi anni - ha detto Mancini riferendosi a Verratti, Jorginho, Emerson, Insigne, Bernardeschi - ci saranno ancora d'aiuto pensando ai giovani da integrare''. A stupire il ct è stato semmai il forfait dei laziali Zaccagni e Lazzari: "Sono rimasto sorpreso, stavano bene, poi hanno detto che avevano dei problemi e così li abbiamo rimandati a casa". Gli azzurri hanno svolto la rifinitura a Coverciano da dove, domani in mattinata, dopo l'ufficializzazione all'Uefa della lista dei convocati, raggiungeranno Bologna. Voglia di ripartire. La Nazionale e i suoi tifosi non chiedono altro. ''Io sento ancora fiducia, anche se so come vanno le cose del calcio - ha ammiccato Mancini - quando vinci è tutto perfetto, quando perdi hai tutti contro''. Di sicuro il clima è di forte delusione: ''Lo è non per la sconfitta di mercoledì ma per l'altra''. Il riferimento è ovviamente a quella con la Macedonia costata il Mondiale. ''Ora bisogna solo rimboccarci le maniche e trovare soluzioni, di sicuro non snatureremo i nostri principi: qualità, velocità, personalità''. E a chi ha chiesto di un ipotetico ripescaggio ha risposto come sempre: ''Se succede ci andiamo, è naturale, siamo la prima squadra nel ranking non qualificata e vincitrice dell'Europeo. Ma è accaduto di rado, penso alla Danimarca per l'Europeo del '92''.